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Dal risvolto di copertina

Per Maria Attanasio –parafrasando un testo di Musil- si può dire che il tempo vi scorra goccia a goccia. Il tempo. Ma non come meccanica serialità, bensì una concretezza interiorizzata; distensivo animi; la durata con tutta la contaminazione del quotidiano e del precario; il vissuto nella doppia postulazione di slancio e abbandono, cioè di desiderio e repressione.


La città

Nient’altro
se non nel cielo statico
un volo obliquo e concentrico di gazze
sigillato nel buio delle anfore. La formula
perduta. Il vasaio disperso.
Tra odori di menta e di scrittura
dentro un rumore d’acqua millenaria
gli occhi spaventati di mia madre
in un interno stanno per crollare.
Nient’altro sull’altura delle argille
insonne tra i calanchi
alta di notte sulla pianura.

L’argilla

(l’argilla depurata dalle scorie
più volte setacciata resa fine
versata negli stampi
-basta un grumo di calce
a spaccare l’anfora a distruggere
bianche figure levigate)