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Scheda Informativa

IL FALSARIO DI CALTAGIRONE

La storia di Paolo Ciulla, da pittore ricco di talento a falsificatore di banconote: una vita difficile, sofferta e avventurosa in giro per l'Italia, poi Parigi e Buenos Aires e infine l'amaro ritorno, senza futuro e senza più amici, nella sua Caltagirone.

«Una pioggia di benefiche e anonime banconote da 500 lire entrò tra la primavera del 1920 e l’autunno del 1922 nelle case di molti bisognosi di Catania e della provincia, ma molte di più si posarono su tram carrozze treni e piroscafi, percorrendo il vecchio e nuovo mondo. Nessuno ebbe mai il sospetto che fossero false». Difatti, dissero a cose fatte gli esperti della Banca d’Italia, ogni banconota era un capolavoro d’arte, più bella di quelle uscite dalla zecca. E forse era proprio la bellezza lo scopo dello straordinario personaggio che finì la sua carriera artistica come falsario, la bellezza e il beau geste benefico e rivoltoso, pari a un Robin Hood di un’epoca bancaria, di dare a tanti anonimi poveri facendo insieme un dispetto al mondo ordinato e carogna. C’è un mistero umano dietro Paolo Ciulla, l’«uomo dalle mani d’oro», come infine lo acclamarono le folle al processo che lo condannò: come mai, questo pittore ricco di talento, questo giramondo sempre curioso delle più nuove esperienze artistiche ed esistenziali, finì falsificatore internazionale di banconote? La risposta cercata in questo libro, che intende strappare all’oblio un eroe inattuale a metà tra un personaggio degli Anni perduti di Vitaliano Brancati e un avventuriero settecentesco incalzato dalla malinconia, inseguendolo (in base ai documenti, e colmandone lacune con le risorse del verosimile letterario) in tutte le tappe della sua corsa terrena (i Fasci siciliani, il socialismo, la Montmartre di Picasso e Modigliani, Buenos Aires in una sorta di fuga alla Dino Campana, i generosi amori omosessuali), è quella di un candido oppositore del mondo che vuole rivalsa. Contro i tempi, senza dubbio. Ma anche contro quell’avventuroso nemico di se stesso che fu l’eccellente pittore, il capopopolo, il pioniere della fotografia, il protagonista delle avanguardie, sempre pronto a buttare tutto alle ortiche ogni qual volta il riconoscimento si avvicinava, per un atto d’amore, per un prodigo entusiasmo. Mai compreso, Paolo Ciulla, nato a Caltagirone nel 1867, morto nel 1931 nell’Albergo dei Poveri Invalidi, passando per la rivoluzione, l’arte, il manicomio e la galera.